Dobbiamo tornare a crescere per pensare al futuro. Questo il monito lanciato in occasione del primo incontro del 2010 di Meeting the Change da Tito Boeri, per 10 anni senior economist all'OCSE, poi consulente del FMI, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro e oggi professore ordinario di Economia del lavoro presso l’Università Bocconi e collaboratore del quotidiano la Repubblica.
La lectio di martedì 26 gennaio, tenutasi come sempre presso la Terrazza Martini a Milano e intitolata “2010, l’anno della ripresa?” si è incentrata infatti sull’analisi della situazione economica italiana, inquadrata nel contesto mondiale, nel tentativo di capire cosa ci aspetta nel prossimo futuro.
Per Boeri la ripresa, a livello mondiale, è incominciata, ma l’Italia rischia di rimanere esclusa. Non si tratta di pessimismo, sottolinea il professore, ma della necessità di guardare in faccia la realtà per affrontare quei nodi strutturali che, se lasciati irrisolti, ostacoleranno inevitabilmente il cammino del nostro Paese.
E' dunque fondamentale “agganciare” la crescita internazionale, ma come fare? Come tornare a essere competitivi? L’Italia deve cambiare specializzazione produttiva indirizzandosi verso attività con un maggior utilizzo di capitale umano. E la recessione è il momento adatto per attuare questa conversione attraverso una serie di riforme che Boeri ritiene indispensabili per far ripartire la nostra economia.
Il primo punto del “piano” di Boeri è riformare i percorsi di ingresso nel mercato del lavoro e il sistema di ammortizzatori sociali. L’Italia detiene infatti il primato del tasso di disoccupazione giovanile (persone di età inferiore ai 25 anni) tra i Paesi dell’OCSE e questa situazione è dovuta non solo al congelamento delle assunzioni collegato alla crisi ma anche ai licenziamenti, che seguono la legge “last in first out”. La proposta di legge del professore, già presentata in Senato, prevede un sistema di tutela crescente del lavoratore nei primi tre anni dall’assunzione: in caso di interruzione del contratto il datore di lavoro è tenuto a versare fino a sei mesi di indennità. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, Boeri sottolinea che devono essere uguali per le imprese di tutti i settori e tutte le dimensioni.
Un altro campo in cui urge intervenire è la legislazione in tema di immigrazione, che deve essere selettiva. In particolare deve essere riconsiderata la politica dei visti per gli studenti stranieri per attrarre nel nostro Paese il maggior numero possibile di talenti.
E’ necessaria anche una riforma del sistema bancario: oggi infatti le banche danno credito a basso costo alle grandi imprese e “mungono” i risparmiatori. Bisogna inoltre migliorare la capacità da parte degli istituti di selezionare i progetti imprenditoriali da finanziare.
L’ultimo punto su cui si è soffermato Boeri è la diffusione della banda larga, che permette di trasmettere un maggior numero di dati in modo più efficiente, moltiplica le opportunità per le imprese e il loro valore e diffonde l’alfabetizzazione informatica, che in Italia non ha ancora raggiunto livelli sufficienti.
Il prodotto interno lordo deve tornare a crescere, ha concluso il professore. Per stabilizzare la spesa pensionistica; per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria; per pagare il debito pubblico, salito al 118% del PIL; per ridurre le tasse; e per garantire un lavoro e una pensione ai giovani.
Per dirla con Boeri, non dimentichiamoci del futuro.